La ricetta della felicità

La ricetta della felicità

Dove si nasconde la felicità? E come possiamo raggiungerla? Zenone di Cizio fu il fondatore dello stoicismo. Egli impartiva le sue lezioni filosofiche sotto il “portico dipinto” (in greco Stoà Pecile) da cui prende il nome la corrente filosofica. Lo stoicismo sottolinea il ruolo fondamentale della ragione e dell’autocontrollo. Vivere virtuosamente porta alla tranquillità della ragione, all’assenza di emozioni negative come dolore, rabbia e alla presenza di emozioni positive come la gioia. Per gli stoici la tranquillità è la condizione ideale che l’uomo dovrebbe raggiungere.

 

Il significato psicologico degli eventi

La ricetta della felicità professata dall’ottimismo moderno consiste nel collezionare il più possibile esperienze gradevoli eludendo le emozioni negative. Lo stoicismo al contrario, invita a non reprimere i sentimenti negativi come ansia, tristezza e dolore, ma a prenderne consapevolezza e a confrontarsi con essi.
Secondo gli stoici gli esseri umani vivono nella convinzione che a renderli tristi, arrabbiati, ansiosi, felici siano le situazioni, le persone e le esperienze che essi vivono. Lo stoico Epitetto afferma “Non sono i fatti in sé a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti”.
Ci infastidiamo tutti i giorni per la fila alle casse o per il passeggero sull’autobus che non smette di fare commenti sul traffico, ma in realtà non è la coda o la persona accanto a noi a innervosirci, ma la convinzione che poter pagare la spesa nel minor tempo possibile sia per noi importante, così come poter sedere sul bus senza dover ascoltare l’altro che si lamenta del traffico. Le nostre reazioni emotive e il nostro comportamento non sono causati direttamente dagli eventi esterni, ma da come percepiamo, interpretiamo e valutiamo ciò che ci accade. Il vero stoico, per essere infastidito dal passeggero sull’autobus, dovrebbe valutare che in qualche modo questo lo abbia danneggiato!

La felicità secondo lo stoicismo

La filosofia stoica ci fa notare che ricercare assiduamente esperienze piacevoli e guardare al futuro considerando solo le aspettative positive non sia la strategia efficace per raggiungere la felicità.
La persona che abbraccia l’ottimismo in modo incondizionato potrebbe restare traumatizzata quando le cose non vanno nel verso giusto, perché il suo pensiero positivo a tutti i costi la renderebbe molto vulnerabile di fronte all’accadimento di eventi indesiderati. L’approccio stoico alla felicità invece ci permetterebbe di affrontare in modo realistico i possibili insuccessi sostituendo le convinzioni irrazionali con giudizi più ragionevoli tramite il metodo della “Premeditazione dei mali”. Se ci abituiamo a pensare a quanto le cose possano andare storte, noteremo come i nostri timori e le nostre ansie siano infondate. Temi che la tua compagna ti lasci? Se ciò accadesse sarebbe triste, doloroso ma non necessariamente una catastrofe, probabilmente impareresti a trovare interessante anche la vita da single.
Hai paura di prendere l’alta velocità? Una volta salito sul treno potresti scoprire che non è atroce e che potresti ripetere l’esperienza in futuro. Affrontare gli scenari peggiori serve a renderli meno ansiosi e temibili.
Abbracciare il pensiero stoico non significa essere rasseganti di fronte agli eventi, ma accettarli per quello che sono: se una certa situazione ci ha turbato possiamo provare a modificarla.
Se perdo il lavoro, posso scegliere di maledire la sorte o di prendere atto della realtà e poi fare in modo di cambiare la situazione, cercando un’altra occupazione ad esempio, accettando momentaneamente mansioni lavorative diverse.

La freccia che colpì il saggio Buddhista

Il seguente aneddoto buddhista ci aiuta a capire meglio come la filosofia stoica possa aiutarci nell’affrontare le situazioni difficili. L’uomo saggio (stoico) se colpito da una freccia, viene ferito da una ed una sola saetta. Al contrario la persona comune quando viene raggiunta da una freccia, subito dopo viene ferita da una seconda arma. Oltre al dolore dovuto dalla prima freccia egli aggiungerà la sofferenza recata dal significato che dà a tale evento spiacevole con pensieri del tipo: “Perché proprio a me? Guarirò? Capitano tutte a me! L’uomo saggio (stoico) starà male per il dolore fisico, mentre l’uomo comune aggiungerà ad esso anche la sofferenza mentale. Applicando la logica stoica una volta raggiunta dalla freccia la persona prenderà atto della realtà e farà in modo di cicatrizzare la ferita, del resto poteva anche dare peggio!

Bibliografia
Burkeman, O. (2015). Le legge del contrario. Mondadori.
Ellis, A. (1990). L’autoterapia razionale emotiva. Erickson: Trento.