Il vuoto della perdita e la pienezza del ricordo

Il vuoto della perdita e la pienezza del ricordo

Quando perdiamo qualcuno che amiamo ci troviamo a fare i conti con la morte.
Le persone che si trovano ad affrontare la mancanza di un caro spesso cercano informazioni rispetto ai tempi e al modo in cui il processo del lutto compie il suo corso. La domanda è sempre una sola “quanto ci vorrà?”

 

L’elaborazione del lutto segue delle fasi abbastanza simili per ogni persona ma è anche molto soggettiva e dipende dal legame che ci univa al defunto, dalla sua età, da come se ne è andato, se in modo traumatico o per malattia, e soprattutto dall’idea che abbiamo sulla vita, sulla morte e sull’amore.

 

Nascita e morte sono come luce e ombra, là dove la vita illumina allo stesso tempo crea tenebre, come un riflettore che mette in chiaro un oggetto simultaneamente fa buio altrove. Questi due aspetti non sono opposti l’uno all’altro ma si completano, senza luce non ci sarebbe ombra, senza vita non ci sarebbe morte e viceversa.
Tuttavia le due facce dell’esistenza sono difficili da accettare per chi si trova ad affrontare un lutto, perché si sente catapultato in una dimensione di vuoto, di mancanza, di vivo dolore, di pianto, di nulla, di perdita, di solitudine in opposizione a ciò che vi era prima: condivisione, pienezza, totalità, presenza.

Cosa abbiamo perso con la persona cara? E cosa ci resta di noi e di lei o di quello che eravamo insieme?

Affiorano i ricordi alla mente, l’assenza della persona persa diventa presenza perché lui o lei sono in ogni gesto quotidiano che compiamo e spesso la mancanza è così forte da avere l’impressione di vedere il mondo con gli occhi di colui che se ne è andato. La persona cara non c’è più, ma allo stesso tempo è viva dentro di noi e questa provoca vuoto perché la cerchiamo ovunque e pienezza perché i sentimenti e i pensieri verso l’altro/a ci appartengono ancora.

Nell’elaborazione del lutto bisogna fare spazio dentro a ciò che oggi significa l’affetto per quella persona e a come questo sentimento possa rimanere vivo nel nostro cuore perché morendo molto amore ci ha lasciato, ma ognuno deve ritrovarlo dentro di sé.

In questo doloroso processo a ostacoli è fondamentale il supporto sociale e la rete di relazioni all’interno della quale si è inseriti. La ricerca in psicologia sugli eventi traumatici della vita, come perdite e separazioni, mostra che le persone che appartengono a una rete sociale solida, che sanno di poter contare sugli altri riescono a superare meglio le situazioni critiche di chi invece si percepisce solo senza supporto sia affettivo che materiale. Non è importante la quantità di relazioni che si hanno, ma piuttosto la sensazione di poter contare su qualcuno. In questo senso l’elaborazione del lutto ha una connotazione sia personale che sociale. Il sentire di non essere soli e di potersi appoggiare ad altri permette anche di dedicarsi a quel lungo processo di ricerca di significato rispetto a quanto è accaduto alla nostra vita venendo a mancare una persona cara.

Ognuno di noi di fronte al lutto ha bisogno di raccontarsi la propria storia, di creare una narrazione del vissuto della perdita, di quello che il defunto/a ha rappresentato in vita per noi e per come sarà il resto dell’esistenza senza di lui/lei.

Quando si parla di vita e di morte si parla sempre di amore. Chi rimane ha bisogno di tempo per capire se l’affetto per la persona cara è recuperabile e se può ancora vivere e alimentarsi nel suo cuore e nei suoi pensieri.